LICEO ARTURO TOSI X PARCO DELLE ROGGIE

| Quercus Petraea | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Magnoliopsida |
| Ordine | Fagales |
| Famiglia | Fagaceace |
| Genere | Quercus |
Il nome scientifico del Rovere è Quercus Patraea; il termine “Quercus” proviene dalle parole celtiche “kaer” e “quer” ossia “albero dell'eccellenza”. Questo nome fu dato dai latini poiché questa pianta era considerata sacra a Giove. L'aggettivo “petraea” significa “delle pietraie”, che indicherebbe proprio il fatto che la pianta ama i luoghi pietrosi ben drenati.
Il Rovere è una specie arborea costituita da foglie di forma ovale di colore verde coriaceo; il tronco è robusto e ramificato solo alla cima e può raggiungere un'altezza di 30-40 metri. I rami formano una corona densa, regolare e sferica; e l'età media si aggira sui 500-800 anni. La corteccia è grigiastra e fessurata longitudinalmente. I fiori del Rovere fioriscono tra aprile e maggio, mentre il suo frutto, prodotto dopo i 50 anni d'età, è la classica ghianda ricoperta posteriormente da un cappuccio legnoso.
La pianta del Rovere è concentrata in Europa centrale e nord-orientale, in Italia la si trova nelle zone alpine e prealpine dell'Appennino. Il Rovere è tipico dei territori collinari e montuosi inferiori compresi tra un'altitudine di 300 e 1100 metri. Esso è ampiamente tollerante alla siccità, nonostante prediliga un clima temperato e umido.
Il legno del Rovere è pregiato ed impiegato, oltre che nell'edilizia, anche per la costruzione di doghe per botti per l'invecchiamento del vino e per la produzione di carbone, inoltre è un ottimo combustibile. Il Rovere di Tiglieto (comu) è famoso per alcune leggende popolari legate alla sua origine e alla sua età. Si diceva infatti che fosse stata piantata dalle truppe napoleoniche durante la Campagna d'Italia. Altre fonti riportano che sul tronco della pianta fosse inchiodato un ferro di cavallo recante il simbolo "N", monogramma imperiale. Si narra che un Dragone dell' esercito francese, transitando nella zona e costretto a cambiare il ferro al cavallo, volle lasciare un segno del suo passaggio. Alcuni vecchi del paese narrano che da bambini vedevano il ferro spuntare dal tronco. Oggi, sulla superficie del tronco, non ve ne è più alcuna traccia, forse completamente inglobato nella corteccia.